ETICHETTE A SEMAFORO: IL MOTIVATO NO DELL’ITALIA MIGLIORE

 

Vivacissimo ed attuale il dibattito sulle famigerate “etichette a semaforo” che – su base volontaria – possono dal 2017 essere apposte ai cibi preconfezionati in Francia e dal 2013 sono diffuse in tutto il Regno Unito. E in Italia?

 

Prima di tutto cerchiamo di capire esattamente di cosa stiamo parlando: si tratta di etichette estremamente semplificate che – utilizzando i colori del semaforo in modo intuitivo - assegnano un valore di merito al quantitativo di grassi, grassi saturi, sale e zuccheri presenti in 100 g dell’alimento contrassegnato. Il consumatore quindi sarà indotto a ritenere che i prodotti che presentano in etichetta una maggiore percentuale di verde siano più “salutari” di quelli che invece risultano essere più caratterizzati dal giallo e, men che meno, dal colore rosso.

 

Ora – adottando tale semplificazione - si dà il caso che prodotti d’eccellenza Made in Italy quali il Prosciutto o il Parmigiano – sicuramente caratterizzati dalla presenza di sale e grassi ma altrettanto certamente simboli assoluti di elevatissimi standard nutrizionali – risultino “meno salutari” di altri prodotti, innescando un paradosso che vede sfavoriti i prodotti della nostra migliore tradizione agro-alimentare a vantaggio di altro tipo di filosofie produttive.

 

Questo, secondo ricerche accreditate svolte in Paesi quali la Gran Bretagna dove le etichette a semaforo sono diffuse da più tempo, sicuramente incide negativamente sul consumo di prodotti italiani ( ed anche europei). Infatti, per le loro caratteristiche intrinseche, molti dei simboli della nostra migliore tradizione produttiva sono spesso vessati dalla presenza di percentuali di rosso che scoraggiano l’acquisto del consumatore che, di fatto, delega all’immediatezza di un bollino un giudizio di valore che deve invece essere più articolato e più complesso.

 

E’ quindi opportuno chiedersi: qual è lo stato del dibattito nel nostro Paese? Quali gli scenari istituzionali ed evolutivi?

 

Negativo e deciso il parere dei migliori Produttori Italiani che hanno costituito il 28 marzo 2017 l’Unione Italiana Food, ad oggi la più grande associazione del settore alimentare europea, con 35 Miliardi di Euro di fatturato generato dai propri associati e nomi di spicco tra i quali citiamo – per tutti – il Dott. Paolo Barilla alla Presidenza.

 

Identica la posizione del nostro Governo  che – da anni – ha una voce  univoca nello schierarsi al fianco dei consumatori e delle migliori realtà produttive dell’agroalimentare italiano ed europeo, tutte mortificate da un sistema che di fatto veicola informazioni incomplete: il Ministro Maurizio Martina – al fianco di altri 15 colleghi dell’Unione Europea - ha più volte energicamente chiarito, anche in sede istituzionale UE, che non è accettabile che prodotti di qualità certificata come molti dei nostri DOP e IGP debbano subire l ‘onta di un bollino rosso e di indicazioni nutrizionali a dir poco grossolane. Il Ministro ha inoltre affermato con forza la discutibilità di un sistema che arreca – contemporaneamente – un danno economico e d’immagine alle eccellenze produttive dell’intero continente europeo e non promuove le diffusione della  vera cultura alimentare, l’unico reale obiettivo per la concreta tutela del consumatore ed il sostegno alla diffusione di stili di vita corretti e salutari.

 

Come professionisti del settore etichettatura quindi non possiamo che schierarci nel novero di coloro che intendono, ognuno nel proprio ruolo ma con estrema determinazione, promuovere la diffusione di una corretta informazione sul tema, sia all’indirizzo del consumatore che del produttore italiano che ancora abbia dubbi sulla validità potenziale delle etichette a semaforo.

 

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